Felci rustiche

“Perché interessarsi a piante come licopodi, selaginelle, equiseti, felci? Sono assai meno belle ed appariscenti delle piante superiori, provviste di fiori, le cui corolle colpiscono il nostro senso estetico e la nostra immaginazione..”

Questa frase è tratta dall’introduzione di una delle mie ‘bibbie botaniche’, Felci e piante affini in Liguria e in Italia, di R. Bernardello e E. Martini, Edizioni Le Mani, che vi invito ad acquistare e a consultare con attenzione perché a mio avviso spiega in modo semplice ed efficace i fondamentali concetti scientifici correlati alla conoscenza delle piante appartenenti alla famiglia delle Pteridofite (e da cui sono tratte le informazioni che troverete in seguito).

Tra me e mio marito c’è una bonaria sfida in corso, in quanto lui ama le rose e le piante fiorite mentre io, penso per una imprescindibile deformazione caratteriale, prediligo le piante meno appariscenti e che hanno il dono di ‘naturalizzare’ gli angoli più nascosti del giardino: dove il giardiniere laborioso non arriva (per fortuna…), dove sotto le chiome degli alberi si forma lentamente un soffice e spesso tappeto di foglie, dove la luce penetra solo nei mesi invernali, quello è il regno in cui la natura, con il nostro aiuto, si può riappropriare dei suoi spazi e le felci prosperano in tutta la loro regale semplicità. Se siete interessati alla causa delle piante ‘minori’ segnalo anche Il bello di essere pianta di Patrick Blanc, Edizioni Bollati Boringhieri. Semplificando oltre il limite, una buona ragione per appassionarsi alle Pteridofite è che si tratta di ‘fossili viventi’ scampati agli sconvolgimenti climatici che fecero estinguere perfino i dinosauri: non è questo un motivo sufficiente per cercare di conoscere, diffondere e se possibile proteggere queste piante, sempre più minacciate dall’uomo e dalla messa a dimora di generi e specie ‘prepotenti’? Tutti apprezziamo i fiori profumati di una rosa, ma chi di noi ha avuto il privilegio di seguire l’evoluzione primaverile dei germogli di un’Osmunda regalis? Parte del nostro lavoro in vivaio è dedicato a chi vuole conoscere queste piante. Personalmente ho un interesse particolare per le specie botaniche presenti in Italia e che sto lentamente collezionando e in parte moltiplicando; esiste poi un mondo infinito di specie tropicali e sub-tropicali nonché di varietà coltivate a scopo ornamentale. In vivaio stiamo raccogliendo e testando piante diverse per valutare cosa sia possibile ‘naturalizzare’ nei giardini italiani.

Procreazione e ciclo biologico delle pteridofite – per procreazione si intende quel processo biologico che consente la sopravvivenza di una specie oltre la vita dei singoli individui che la compongono. Esistono tre modalità procreative: - moltiplicazione (organismi unicellulari); - propagazione (organismi pluricellulari: un gruppo di cellule si stacca dall’individuo e, in condizioni idonee, ne origina uno nuovo – la propagazione dà vita ad organismi identici (cloni) e non agevola l’evoluzione della specie – esempio: piante ottenute per talea); - riproduzione (tipica degli organismi pluricellulari, è basata sull’incontro di cellule germinali o ‘gameti’ che portano diversi corredi cromosomici – combinandosi tra loro, le cellule danno origine a individui diversi dai ‘genitori’ agevolando in questo modo l’evoluzione della specie). Alcune felci si riproducono per propagazione, grazie ai ‘bulbilli’ (es. Woodwardia radicans o alcuni Polystichum) o a radici rizomatose da cui hanno origine nuovi germogli che si affrancano dalla pianta madre (Matteuccia struthiopteris, Onoclea sensibilis). Normalmente le Pteridofite si riproducono. La parte interessante e insolita nella riproduzione delle Pteridofite è che il loro ciclo biologico comprende due generazioni: le piante che noi vediamo, conosciamo e coltiviamo sono gli ‘sporofiti’, cioè la seconda generazione. Sugli sporofiti si formano le cellule che danno origine alle ‘spore’: quando queste si staccano dalla pianta e cadono sul terreno, grazie ad idonee temperature e giusto tenore di umidità, attraverso una serie di divisioni cellulari, si formano i gametofiti o protalli (prima generazione, quasi invisibili, aploidi – con corredo cromosomico semplice) che, a loro volta, produrranno i gameti. Il gameto maschile, muovendosi nell’acqua, incontrerà il gameto femminile e insieme daranno origine a uno ‘zigote’ a corredo cromosomico doppio (fase diploide – sporofito). La fase riproduttiva è quindi propria dei gametofiti, mentre le spore prodotte dagli sporofiti hanno il solo compito di dare origine agli individui aploidi che saranno coinvolti nella riproduzione. Mentre i protalli hanno vita breve, gli sporofiti possono vivere anche per centinaia di anni come avviene per le felci arboree. La riproduzione può dare luogo a ibridi naturali, sporofiti nati dall’incrocio di gameti appartenenti a specie diverse. C'è poi anche l'apogamia...ma questa è una storia che racconterò solo a chi sarà davvero motivato...

Per quanto riguarda le caratteristiche e necessità colturali delle Pteridofite, si rimanda alle schede individuali. E’ bene comunque ricordare che tutte le Pteridofite necessitano, nel momento della riproduzione, di un certo grado di umidità. Altra cosa è l'acqua che serve per la loro sopravvivenza. Contrariamente al pensare comune, infatti, molti generi non xerofili sopportano tranquillamente periodi di siccità, anche senza andare in dormienza: ne sono un esempio le Dryopteris. Ci sono felci che hanno sviluppato tecniche non solo di sopravvivenza ma addirittura di sviluppo, anche se manca l'acqua necessaria alla fecondazione: è quanto accade, ad esempio, a Blechnum appendiculatum, una felce tropicale che 'ovvia' all'eventuale impossibilità di riprodursi  allungando i rizomi sotterranei e colonizzando ampi spazi di terreno per via vegetativa.

Per praticità segnaliamo che abbiamo incluso nel gruppo delle felci rustiche tutte le felci che possono essere coltivate in Italia, da quelle ideali per la Sicilia a quelle che prosperano sulle Alpi. Leggete quindi con attenzione le schede tecniche individuali per accertarvi delle diverse resistenze alle basse e alte temperature.

Poiché la ricerca, anche nel campo delle piante, fa passi da gigante e spesso ciò che ieri era un dogma oggi è confutato grazie anche alla disponibilità di più precisi strumenti di indagine; poiché è nostro desiderio dare un piccolo ma utile contributo alla diffusione della conoscenza scientifica delle piante (non solo come si chiamano e come coltivarle); sono più che graditi i commenti, gli appunti, le integrazioni, purchè supportati da dati certi.

Ringraziamo pubblicamente l'amico e grande esperto Remo Bernardello per i preziosi contributi fotografici che arricchiscono le schede tecniche di molte felci autoctone.

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