Deserti di piante

Talvolta il 'deserto' assume sembianze inconsuete e quella che sembrerebbe una zona brulicante di vita altro non è che una sterile monocoltura destinata prima o poi ad implodere.

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Immaginate il paesaggio Dolomitico: quei profumati immensi boschi di conifere che avvolgono le pendici di splendide vette...

Immaginate ancora di sorvolare in aereo la sconfinata 'corn belt' degli USA...

Immaginate, più vicino a casa vostra, un bel tappezzamento uniforme di rigogliosa edera...

Quanto verde...immagini così lontane dall'idea del deserto arido e privo di vita...eppure è così.

Nel primo caso i boschi di conifere, non solo sulle Dolomiti, sono il prodotto di precise scelte economiche e al posto delle originarie consociazioni di varie specie botaniche sono state impiantate, spesso con sesti insostenibili, giovani piante di Abies destinate ad alimentare l''industria di produzione del legno. Le conifere, però, hanno una apparato radicale estremamente superficiale: ne consegue un indebolimento della stabilità del terreno. Inoltre gli aghi di conifere producono un substrato estremamente acido e inadatto alla crescita della maggior parte delle piante: il sottobosco perde consistenza e anche il cibo per gli animali viene a mancare.

Prima della colonizzazione europea i nativi americani coltivavano i cereali senza lavorare il terreno e questo consentiva alle immense praterie di rimanere sempre vive e al terreno sottostante di essere protetto dall'erosione e dal dilavamento. Avete mai sentito parlare della tempesta di terra che per anni infestò gli Stati Uniti all'inizio del '900, causata dal vento che sollevava la terra dei campi coltivati, non più difesa dalle erbacee perenni?

Nei giardini, in maniera meno eclatante e dannosa, l'edera si fa strada con prepotenza tra altre piante meno vigorose prendendo in breve tempo il sopravvento con conseguente diminuzione della biodiversità e a scapito dell'equilibrio ecologico.

Questi pochi esempi devono farci riflettere sul fatto che quelle che possono sembrarci  scelte giuste e comode in realtà possono trasformarsi in veri e propri disastri. In piccola come su larga scala, la natura ha sempre fatto di necessità virtù ottenendo dall'eterogeneità quella compensazione (nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma) che è l'essenza stessa della vita, della bellezza, dell'armonia. Ricordiamocelo quando coltiviamo il nostro giardino e facciamo in modo che la cultura della biodiversità e del non-spreco si diffonda.

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